Quali sono i permessi edilizi da richiedere?

Occorre innanzitutto distinguere tra “permessi” e “comunicazioni”.

Per gli interventi più complessi, come le nuove costruzioni, è necessario richiedere il Permesso di Costruire, presentando al Comune il progetto corredato di tutti gli allegati (ad esempio i progetti delle strutture e dell’isolamento/impianto termico). I lavori inizieranno dopo il rilascio del Permesso e dopo aver comunicato la data di inizio lavori.

Per gli interventi di manutenzione straordinaria o ristrutturazione edilizia invece si effettuano o la Comunicazione di Inizio Lavori (CIL) o la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA). La prima è efficace il giorno stesso, la seconda dopo cinque giorni e comunque salvo diniego da parte del Comune.

La CIL viene solitamente presentata per gli interventi di manutenzione straordinaria, la cui definizione di legge recita “sono interventi di manutenzione straordinaria, le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino modifiche delle destinazioni di uso. Nell’ambito degli interventi di manutenzione straordinaria sono ricompresi anche quelli consistenti nel frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari nonché del carico urbanistico purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l’originaria destinazione d’uso”.
In pratica: tipico è l’uso della CIL per la ristrutturazione interna degli appartamenti o anche solo per il rifacimento dei bagni.

Secondo l’articolo 13 della L.R. 15/2013 sono subordinati a SCIA tutti gli altri interventi:
– innanzitutto gli interventi di manutenzione straordinaria e le opere interne che non presentino i requisiti per essere sottoposti a CIL (ad esempio perché cambiano la destinazione d’uso).
-gli interventi volti all’eliminazione delle barriere architettoniche sugli immobili aventi valore storico – architettonico
– gli interventi restauro scientifico e quelli di restauro e risanamento conservativo;
– gli interventi di ristrutturazione edilizia compresi gli interventi di recupero a fini abitativi dei sottotetti, nei casi e nei limiti di cui alla legge regionale 6 aprile 1998, n. 11 (Recupero a fini abitativi dei sottotetti esistenti);
– il mutamento di destinazione d’uso senza opere che comporta aumento del carico urbanistico;
– l’installazione o la revisione di impianti tecnologici che comportano la realizzazione di volumi tecnici al servizio di edifici o di attrezzature esistenti;
– le varianti in corso d’opera;
– la realizzazione di parcheggi da destinare a pertinenza delle unità immobiliari, nei casi di cui all’articolo 9, comma 1, della legge 24 marzo 1989, n. 122 (Disposizioni in materia di parcheggi, programma triennale per le aree urbane maggiormente popolate nonché modificazioni di alcune norme del testo unico sulla disciplina della circolazione stradale, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 giugno 1959, n. 393);
– le opere pertinenziali non classificabili come nuova costruzione (cioè che non che comportino la realizzazione di un volume superiore al 20 per cento del volume dell’edificio principale);
l) le recinzioni, le cancellate e i muri di cinta;
m) gli interventi di nuova costruzione di cui al comma 2;
n) gli interventi di demolizione parziale e integrale di manufatti edilizi;
o) il recupero e il risanamento delle aree libere urbane e gli interventi di rinaturalizzazione.
p) i significativi movimenti di terra di cui alla lettera m) dell’Allegato